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Toh, ma che bella sorpresa. Chi l'avrebbe mai detto? D'improvviso la stampa di Firenze s'è accorta di avere una funzione civica. Miracolo. Che sia andata a Lourdes?
Dopo aver retto per anni il moccolo al regime rosso, stavolta s'è gettata a corpo morto sullo scandalo immobiliare del giorno, il brutalismo del complesso residenziale sorto sulla tomba dell'ex teatro comunale, con quel foruncolo a forma di cubo, nero come la sacra pietra nera della Mecca, che spunta oltre gli ottocenteschi tetti del Lungarno, proprio a ridosso del consolato degli Stati Uniti. Ohibò.
Intendiamoci: la funzione critica della stampa ė marginale, non va oltre l'altro ieri e ignora pertanto lo sconquasso generale provocato dall'invasione devastante del turismo, che ha attratto investimenti miliardari, provocando trasformazioni urbane imponenti, la moltiplicazione del costo della vita e l'espulsione volontaria o forzata degli indigeni. Un processo epocale condotto sia per mano che subito da una classe dirigente ingenuamente progressista, vuoi per desolante ideologia, vuoi per problemi di bilancio, per distrazione o convenienza, vuoi per tutte le dette cose insieme, causa e vittima dell'infausto spirito del tempo.
Nel bailamme di questi giorni, accesi dall'incursione della magistratura e dalla curiosità della stampa planetaria, brillano in ogni caso le dichiarazioni di politici e grand commis che hanno avuto e hanno ruoli più o meno apicali in questa commedia paesana, non più povera né bella, con un gran passato forse privo di avvenire.
Più di tutto sconcerta la confessione dell'onorevole soprintendente, quell'Andrea Pessina servitore dello stato monocratico, a suo tempo firmatario, insieme alla direzione urbanistica del comune, del nulla ostat vincolante e definitivo. Oggi in pensione, sembra però averne perso la memoria, per cui afferma di non ricordare nulla, sarà un caso, proprio di quella pratica.
Con le sinapsi del suddetto soprintendente rivaleggiano due dei tre sindaci coinvolti nel can can, tutti targati Partito Democratico occorre dire. Sorprende, eccome, il silenzio sepolcrale dell'attuale prima cittadina, un'attempata signorina detta 'sindaca ridens' per l'autorevolezza di cui da costante prova. In sintesi, ha aperto bocca solo per dire di non aver nulla da dire. Come se passasse di lì per sbaglio, cieca e sorda. Zero cervello, zero opinioni, zero gusti, zero idee della sua povera città.
Una shampista qualunque avrebbe mostrato più immaginazione e più coraggio. Per esempio poteva fare la faccia equina più di quanto già lo sia: "Casso, che schifezza di architettura e dimensioni. Non ne sapevo niente. Ora vado a controllare di persona e vedo cosa si può fare".
Ma ė stata incapace anche di questo. Eppure sul web era leggibile la denuncia di un esponente dell'opposizione, Massimo Sabatini, manager di un importante gruppo immobiliare. Roba di mesi fa, maggio mi pare. Purtroppo la sindaca fece finta di nulla e la stampa fiorentina, ancora innamorata del regime, non scrisse una sola virgola.
Più querulo il di lei mentore, l'ex sindaco Dario Nardella, oggi europarlamentare. È lui che ha imposto miss ridens alla coalizione di sinistra, rinnegando la regola delle primarie. Era una sua assessora ancella, ora per le malelingue è un pupazzo diretto da remoto.
Intervistato dalla Nazione, uno dei fogli che più stanno cavalcando in sella allo scandalo, Nardella ė stato preso in parola perfino quando ha spiegato che un sindaco non ha poteri su quei progetti. Balla colossale cui il quotidiano ha abboccato anche nel titolo, lasciandogli dire: "Io non l'avrei approvato".
Peccato per due dettagli: 1) un sindaco ha fortissimi poteri di indirizzo. Non può scegliere l'architetto, ma può/deve dire la sua, suggerire cosa preferisce e cosa no, pena bastoni tra le ruote. Un sindaco è l'interprete della città. Altrimenti cosa ci sta a fare? 2) l'altro dettaglio, ineluttabile, è che la direzione urbanistica di Palazzo Vecchio ha dato il via libera con Nardella regnante.
È esattamente quanto gli addebita Matteo Renzi, il sindaco che nel 2010 vendette il teatro alla Cassa Depositi e Prestiti (inizio di vari passaggi di mano), prima di traslocare come premier a Palazzo Chigi. Tradito dal suo delfino, non ha perso l'occasione per rendergli la cortesia: "Poche storie", ha dichiarato alla Stampa, "Un sindaco ha potere di scelta. Nardella doveva vigilare"
A questo punto, mentre la polemica impegna il giornalismo locale come non capitava dal giurassico, in attesa di quanto sapranno verificare le indagini ufficiali, quello che s'ė capito è che di intrighi da sciogliere ce ne sono tanti, più dei pesci in barile che mai fanno difetto.
Uno dei quali, il noto agit prop Giani don Eugenio, in arte governatore di Toscana, in un primo momento si era scaltramente eclissato, per evitare di essere trascinato nella mischia.
In effetti la Regione ha partecipato solo pro forma alla commissione paesaggistica che a suo tempo esaminò il progetto.
Ma alla fine il nostro non ha resistito, e a una radio locale ha rilasciato il più scompisciante dei giudizi. Parole nette, che tagliano la testa a qualsiasi toro: "Boh. Oggi quel cubo non piace, ma domani chissà?". Ovvero: il foruncolo nero come la torre Eiffel. Alé, palla al centro: non disperiamo. Mettiamoci pure le mani nei capelli.
RICCARDO CATOLA
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